Contro chi tirare un fendente alla testa, senza essere toccato

Quanto scritto finora, in realtà, ha già spiegato a grandi linee gli aspetti necessari per tirare un Fendente senza essere toccati a propria volta, come vuole il principio cardine della Scherma: "ferire senza essere feriti". Questo perché, a meno che non vi siano evidenti differenze di proporzioni (altezza dell'avversario, capacità di estensione delle braccia, dimensioni dell'arma) se io sono a misura per colpirlo a dir la verità allo stesso tempo anche lui è a misura per colpirmi. Perciò, in teoria, il modo migliore di tirare un Fendente alla testa senza essere colpiti è far sì che il colpo segua una linea diagonale, in modo che la lama copra maggiormente la propria figura e quindi, allo stesso tempo, si interponga contro la figura avversaria; e/o di uscire dalla linea direttrice/centrale, con un passo triangolare/fuor di strada. In realtà, come spiegato precedentemente, il modo migliore per sferrare un Fendente senza essere toccati e far sì che l'avversario non sia nella condizione di sferrare a sua volta il suo Fendente. I vari autori e i numerosi testi esplicano la possibilità di interferire e minimizzare le potenziali azioni dell'avversario nei seguenti modi: HS. 3227a: Qui viene spiegato che il modo migliore di impedire le azioni dell'avversario è attaccare le sue aperture, incalzarlo rinchiudendolo nel Nach in modo tale da costringerlo alla mera parata evitando di toccare la sua lama mantendeno così l'iniziativa. Tant'è che, come già annunciato prima, vige questo principio:

"Colui che attende i colpi gioirebbe poco nella sua arte"

"Questo significa che quando tu giungi a lui in Zufechten, allora tu non dovresti stare immobile a guardare il suo colpo e nemmeno ad aspettare che lui lo tirerà contro di te. Sappi che tutti i combattenti che guardano ed aspettano i colpi dell'altro, facendo nient'altro se non parare, rischierebbero di non gioire molto nella loro arte in quanto è inutile e finiranno infine per essere colpiti." - Cod. 44a8

Fior di Battaglia e De Arte Gladiatoria Dimicandi: In modo diametralmente opposto al HS. 3227a, questi due testi si focalizzano sul cercare l'incrocio di lame in modo tale da impedire alla lama avversaria di muoversi liberamente, costringendola, quindi, a passare per forza attraverso il sentimento del ferro come fase di controllo e gestione della lama e delle intenzioni dell'avversario. Gründtliche Beschreibung der Kunst des Fechtens: Altrimenti, si può attaccare l'avversario prima che possa assettarsi in una postura:

"Vedi di essere tu il primo sul campo;
prima che il tuo avversario adotti una postura, tiragli contro
."
- Joachim Meyer

In alternativa, una volta che l'avversario è riuscito ad assumere una guardia, è possibile farlo uscire dal suo vantaggio (ovvero dall'essersi posizionato in guardia) con azioni di taglio come Streichen e Treiben i quali, rimanendo conservativamente sui bordi della Misura, hanno la funzione di minare la compostezza fisica e psicologica dell'avversario. Ho accennato proprio ora, di sfuggita, la condizione psicologica dell'avversario, ovvero di "lui" dopo aver quasi sempre parlato di "noi". Ora bisognerebbe parlare anche del nostro avversario, delle finte, del contro-tempo, del linguaggio del corpo, delle tipologie caratteriali che si riflettono nel modo di tirare e della capacità di decifrare la sua condizione psicologica. Ma questa grande mole di argomenti da trattare, seppur integrabili con quanto scritto finora, merita senza dubbio un articolo a parte. Perciò spero di essere stato sufficientemente esaustivo e chiaro alla domanda posta. Se non lo fossi stato, alla questione sollevata la mia risposta in sintesi è:

Coesione muscolare + consapevolezza dello spazio e del tempo + immedesimazione con la psicologia dell'avversario.

Andrea Conti