Le 7 Regole dell'Abracar di Fiore dei Liberi


Nel suo libro del 1410 “Flos Duellatorum” (il fiore della battaglia), Fiore ci dice che, durante la sua vita, incontrò “mille uomini che si facevano chiamare maestri; tuttavia, combinando tutte le loro capacità, non sarebbero mai stati in grado di creare quattro buoni allievi, figuriamoci un Vero Maestro”, e che scrisse il suo libro nell’ultimo periodo della sua vita perché non c’era nessuno del posto che fosse capace come lui, o che conoscesse così tanti tipi di tecniche con una tale varietà di armi. Mettendo insieme tutti i manuali di Talhoffer, si otterrà un tomo pari a quello di Fiore, ma nessun manoscritto può vantarsi di essergli pari. Fiore dice: “Alcune persone potrebbero pensare che, nel mio libro, vengano mescolate tecniche utili e inutili, ma farebbero un grande errore, in quanto ho solo descritto quelle che ho visto, usato o creato, e ho omesso quelle rischiose”. Queste erano le stesse tecniche che lui stesso aveva usato per uccidere molti uomini in guerra, e in duelli all’ultimo sangue, senza alcune delle tecniche più “speculative” dei manuali successivi, in cui gli autori erano stati distanziati da questo tipo di vita brutale. In ogni caso in questo manuale sono contenute non solo le pure tecniche, ma anche le istruzioni di Fiore sulla corretta mentalità e gli attributi fisici necessari all’efficienza nel combattimento. Questa parte del suo lavoro non è mai stata propriamente spiegata e molte persone considerano il capolavoro di Fiore una fonte di “trucchi” individuali che, senza gli adeguati attributi fisici e mentali, possono risultare inagibili. Nel tentativo di far luce su questi aspetti, cerchiamo di comprendere alcune idee dal testo del Flos Duellatorum.

La prima cosa importante da apprendere sono le sette regole dell’Arte

dell’Abbraccio (lotta libera). Ci dice semplicemente che la lotta libera richiede sette regole che vengono date come un insieme di parole chiave. Forza, Velocità di Piede e Braccia, Prese, Rotture, Strette, Colpi e Ferite. Fiore consiglia di praticare queste regole con cautela durante la pratica e di non risparmiarsi durante un vero combattimento. “Nessun uomo può affrontare il suo nemico con gentilezza”. Oltre a questa lista di Parole Chiave, Fiore non da altri indizi su ciò che significano o come si praticano queste sette regole.

Forza

Anche se per un combattente può sembrare ovvio essere forte, molti sorvolano questo aspetto durante l’allenamento. Un vecchio mito dice “La stazza e la forza non contano se hai una buona tecnica” e per quanto riguarda le armi è vero in qualche modo, ma dall’altro lato “se la tecnica è quasi uguale, le probabilità sono a favore della persona più grossa e più forte”. La resistenza è il secondo componente della forza in combattimento, senza la quale non si riuscirebbe a continuare a combattere. Un vecchio detto dice: “La fatica ci rende tutti codardi”. La lotta libera coinvolge la resistenza del corpo in maniera totalmente diversa rispetto alle altre attività aerobiche. L’abilità di infliggere danno è la terza parte dell’equazione della Forza. Giacomo Di Grassi, un tardo maestro italiano (1594) disse che l’intero combattimento si riduce a Forza e Giudizio. Definisce Forza l’abilità di stendere il nemico. È importante sapere come colpire forte, veloce e in modo da massimizzare l’arma.

Velocità di Piede e di Braccio

Sono richiesti un buon lavoro di piedi, equilibrio e agilità. Servono mani e reazioni veloci che vengono coordinate col resto del corpo. Le arti occidentali usano uno schema per cui la mano si muove prima del corpo per facilitare la velocità, mentre il colpo va a segno grazie all’uso coordinato di gambe e tempismo. Viene data una certa importanza all’azione evasiva per permettere ad ogni colpo di andare a segno, senza bisogno di una attenta difesa.

Prese

Bisogna essere in grado di afferrare il nemico e controllarlo. Prima di applicare qualsiasi tecnica di bloccaggio, rottura o lancio, si deve prima entrare in contatto col nemico. Durante questo iniziale lavoro di controllo, bisogna sapere dove afferrare e come farlo per ottenere il massimo risultato. C’è una gran varietà di punti specifici nel corpo umano che, se premuti, tirati o distorti, possono manovrare l’avversario e sbilanciarlo o atterrarlo. La forza della presa è un’altra parte importante che spesso viene sottovalutata.

Rotture

Una volta afferrato l’avversario, gli si può spezzare le gambe in parecchi modi. Inizialmente vengono insegnate tecniche per bloccare le articolazioni, che vengono poi applicate in combattimento per spezzarle usando tutta la forza del proprio corpo. Vengono mostrati modi per spezzare dita, polsi, gomiti, spalle, collo e colonna vertebrale, così come calci che possono fratturare ginocchia, tibie, caviglie o i piedi dell’avversario.

Strette

Bisogna essere in grado di stringere le mani e le braccia dell’avversario in modo da mettere in pratica colpi, lanci, blocchi e disarmi. In alcune arti si chiama “trappola per mani”, e include il trascinare braccia, stritolare, agganciare e altre tecniche simili. Viene integrato con l’abilità di tirare e disarmare, in modo da controllare l’avversario e percepire la sua contromossa attraverso la sensibilità tattile. Le Strette includono anche la capacità di “sciogliersi” e scappare dalla presa.

Colpi

Bisogna avere la capacità di colpire in modo da ferire il tuo nemico. Questo include pugni, i palmi, colpi di gomito e avambraccio, colpo di testa, ginocchiate, colpo basso, così come altre tecniche “senza tempo” quali cavare gli occhi e tirare i capelli.

Ferite

È necessario conoscere i punti vitali e le armi corporee giusti per colpirli. Occhi, orecchie, naso, gola, osso del collo, sterno, plesso solare, inguine, ginocchia, tibie e spina dorsale sono solo alcuni dei più comuni.

Peter Kautz